IL MILIONE – SUZZARA

Recensione: “La figlia del guardiano”

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Ambientato attorno agli anni ’50, accompagnato dalle note di Elvis Presley, La figlia del guardiano parla di Cammie, una ragazzina fuoriclasse, ribelle e determinata che vive tra le mura di una prigione, ma non è una detenuta. Cammie, la piccola tornado, è la figlia del direttore del carcere di Two Mills, in Pennsylvania, dove trascorre le sue giornate insieme alle ospiti dell’ala femminile, in particolare con Boo Boo, con le sue unghie laccate di rosso e la sua coinvolgente allegria, e Eloda, ammessa nell’appartamento del direttore come domestica. La ragazza è orfana di madre perché quest’ultima è stata travolta da un furgoncino del latte mentre portava col passeggino la figlia. Da quando la madre è morta, Cammie non riesce a darsi pace e cerca a tutti i costi di trovare un’altra figura materna che colmi il vuoto che le ha lasciato la sua. Stanca di essere orfana, è fortemente determinata a cercarla proprio tra le detenute, e quella che più si avvicina al concetto di madre sembra essere proprio Eloda Pupko, silenziosa e taciturna, ma con un cuore grande nascosto dietro una dura riservatezza. La storia è ambientata durante un’estate americana: Cammie trascorre il suo tempo tra musica, scorribande in bicicletta e lunghissime chiacchierate con le detenute e la sua amica Reggie, che tenta inutilmente di rendere femminile un maschiaccio orgoglioso come lei. È un’estate tutta da vivere quella di Cammie, un viaggio alla scoperta di se stessa che le permetterà di capire i valori della crescita, dell’adolescenza, dell’amore, dell’amicizia e della famiglia. Il libro racconta dal punto di vista di un’adolescente una storia di dolore e di perdita, ma anche di ricerca disperata di affetto e di amicizia, di determinazione ma anche di insicurezze, di prigionia ma anche di libertà. Questo libro mi è piaciuto molto proprio perché in Cammie possiamo ritrovare i tratti di un’adolescente come noi e immedesimarci in lei, in questa ragazzina arrabbiata e delusa dalla vita, che passa dall’euforia alla rabbia con il mondo intero, dalla gioia più sfrenata alla delusione e angoscia più disperata. Consiglio di leggere questo libro perché non appare mai scontato ed è scritto con uno stile lento, dolce e malinconico che ci porta a percorrere insieme alla protagonista un percorso di formazione.
Classe 3^D